Holy Family Co-Cathedral: consecrated three months before Kuwait’s own independence, named for a family in exile
A Kuwait City, il terreno per questa cattedrale fu donato dal governo kuwaitiano nel 1956; la prima pietra fu posata il 27 gennaio 1957 e l’edificio, progettato dall’architetto milanese Emilio Tenca su incarico del primo vicario apostolico del Kuwait, Ubaldo Teofano Stella, fu consacrato il 16 marzo 1961, appena tre mesi prima dell’indipendenza del Kuwait dal protettorato britannico, il 19 giugno di quello stesso anno. Monsignor Stella la dedicò deliberatamente come “la Sacra Famiglia nel deserto”, un nome scelto per rispecchiare la condizione di transito e migrazione della stessa comunità cattolica locale. L’edificio, in pietra arenaria color sabbia, ha un santuario rialzato sotto un baldacchino marmoreo su quattro colonne e vetrate strette ed alte, eseguite a Bilbao tra il 1974 e il 1975, raffiguranti scene dalla Creazione alla Pentecoste; un ampliamento del 1997 aggiunse sale parrocchiali con la stessa pietra esterna. Le autorità kuwaitiane mantengono da tempo, secondo più rapporti del Dipartimento di Stato statunitense, il divieto per le chiese di esporre segni religiosi esterni come croci o campane visibili: una politica generale che riguarda le sette chiese cristiane ufficialmente riconosciute nel paese, sebbene nessuna fonte consultata confermi esplicitamente come questa regola si applichi in dettaglio a questo specifico edificio. Il vicariato apostolico del Kuwait fu eretto come prefettura il 29 giugno 1953 ed elevato a vicariato il 4 giugno 1955; nel 2011 fu ridenominato vicariato apostolico dell’Arabia Settentrionale, estendendo la propria giurisdizione a Bahrein, Qatar e Arabia Saudita, con la sede spostata nel 2012 in Bahrein, presso la nuova cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, inaugurata nel dicembre 2021; questo edificio di Kuwait City resta da allora co-cattedrale. L’attuale vicario apostolico è Aldo Berardi, dei Trinitari, nominato nel gennaio 2023, dopo la morte in carica, nell’aprile 2020, del suo predecessore Camillo Ballin. La comunità cattolica del Kuwait, stimata da fonti diverse tra le centoquarantamila e oltre le trecentocinquantamila persone a seconda del metodo di conteggio, è composta quasi interamente da lavoratori migranti, in gran parte indiani, in particolare del Kerala, e filippini, con presenze significative di srilankesi, libanesi e altre nazionalità arabe; le messe, celebrate principalmente di venerdì, giorno di riposo nel Golfo, si tengono in almeno otto lingue secondo fonti diocesane locali, un numero che sale fino a quattordici se si considera l’intero vicariato. A differenza dell’Arabia Saudita, dove non risulta storicamente autorizzata alcuna chiesa pubblica, il Kuwait riconosce ufficialmente sette confessioni cristiane con diritto di costruire e registrare luoghi di culto. Nel 2025-2026 il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin si recò in Kuwait per elevare la vicina chiesa di Nostra Signora d’Arabia ad Ahmadi a basilica minore, la prima nel Golfo, incontrando in quell’occasione la comunità cattolica proprio in questa co-cattedrale.
About Holy Family Co-Cathedral
In Kuwait City, land for this cathedral was donated by the Kuwaiti government in 1956; the foundation stone was laid on 27 January 1957, and the building, designed by Milanese architect Emilio Tenca on commission from Kuwait’s first Vicar Apostolic, Ubaldo Teofano Stella, was consecrated on 16 March 1961, just three months before Kuwait’s own independence from British protectorate status on 19 June that year.
Key facts
- 1956: land donated by the Kuwaiti government
- 16 March 1961: consecrated, three months before Kuwait’s own independence
- Named “the Holy Family in the Desert,” reflecting the migrant status of its congregation
- One of seven officially recognized Christian churches in Kuwait
- 2012: vicariate seat moves to Bahrain; this building becomes co-cathedral
- Kuwait’s Catholic community, overwhelmingly Indian and Filipino migrant workers, estimated at 140,000 to over 350,000 depending on the count
History
Consecrated just months before Kuwait itself became independent, this cathedral was named “the Holy Family in the Desert” by its first bishop — a deliberate reflection of a Catholic community built entirely from migration, not from any local Christian tradition. Seven decades later that community, still composed almost entirely of foreign workers, remains one of the largest functioning Christian congregations anywhere in the Gulf, worshipping in a country that recognizes it while its neighbor Saudi Arabia has historically permitted no public churches at all.
What you see
A sand-colored sandstone facade with a gabled central bay and triple-arched portico carries two large brick crosses flanking a stone cross motif at the entrance, above a raised sanctuary beneath a marble canopy on four columns and tall, narrow stained-glass windows made in Bilbao in the mid-1970s depicting scenes from Creation to Pentecost.
Practical information
- Opening hours: generally open daily outside services; check current hours before visiting
- Address: Qibla, Block 14, Al-Soor Street, Building 10, Kuwait City, Kuwait
Getting there
The cathedral stands in the Qibla district of Kuwait City, near the Arabian Gulf shoreline. GPS: 29°21′49″N, 47°57′36″E.
Nearby
- Kuwait City’s Qibla waterfront district — surrounding the cathedral grounds
Sources
- Wikipedia — “Holy Family Co-Cathedral, Kuwait” and “Christianity in Kuwait”
- Avona.org — Apostolic Vicariate of Northern Arabia records
- Catholic-Hierarchy.org and GCatholic.org — Vicariate of Northern Arabia records
- Radio Veritas Asia — “Holy Family Co-Cathedral: Home of Catholic Worship in Kuwait”
- Agenzia Fides and Vatican News — coverage of the Catholic community in Kuwait and the 2025-2026 elevation of Our Lady of Arabia, Ahmadi
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