May You Live In Interesting Times, Guida alla mostra della Biennale di Venezia 2019
E' aperta al pubblico da sabato 11 maggio a domenica 24 novembre 2019, ai Giardini e all’Arsenale, la 58. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo May You Live In Interesting Times, a cura di Ralph Rugoff, organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.
La pre-apertura avrà luogo nei giorni 8, 9 e 10 maggio, la cerimonia di premiazione e inaugurazione si svolgerà sabato 11 maggio 2019.
La Mostra si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l’Arsenale, includendo 79 artisti provenienti da tutto il mondo.

Una Biennale all’insegna dell’ambiguità e della confusione, che rischia di essere una delle edizioni più interessanti di questo primo ventennio del XXI secolo, come annunciato dal suo titolo, per la prima volta espresso in forma dubitativa e non affermativa.
SCULTURA E INSTALLAZIONE
Il decano di questa edizione, sia per età che per poetica, è l’artista di origine cherokee Jimmie Durham, autore di assemblaggi di oggetti trovati poveri, combinati tra loro con un’attitudine poetica, simbolica e politica. Sculture e installazioni, principalmente realizzate attraverso la tecnica dell’assemblaggio, sono le protagoniste di quest’edizione, pur se declinate in maniere differenti.
L’attenzione a un’estetica minimalista, che strizza l’occhio al design ma anche all’arte concettuale degli Anni Settanta, ispira le sculture di Nayri Baghramian, Suki Seokyeong Kang, Maria Loboda, Carol Bove, Jesse Darling, Haris Epaminonda, Jeppe Hein, Andreas Lolis, Jean Luc Moulène, Nabuqi, Gabriel Rico, Michael E. Smith e Tavares Strachan.
Più ironiche e dissacranti le installazioni di Darren Bader, Anthea Hamilton, Neïl Beloufa, Ludovica Carbotta, Otobong Nkanga, Cameron Jamie, Zhanna Kadyrova, Augustas Serapinas, Sun Yuan & Peng You, Andra Ursuta, mentre l’utilizzo di tessuti, stoffe e ricami è il fil rouge che unisce le ricerche di Alexandra Bircken, Slavs and Tatars, Rosemarie Trockel, Kaari Upson, Margaret & Christine Wertheim e Yin Xiuzhen.

POLITICA E SPAZIO
Non mancano artisti direttamente interessati a tematiche sociali e politiche, che denunciano e sottolineano problematiche legate alla violenza, allo sfruttamento delle minoranze e a varie forme di guerriglia, passata e presente: Lawrence Abu Hamdam, Halil Altindere, Christoph Büchel, Shilpa Gupta, Rula Halawani, Teresa Margolles, Arthur Jafa, Joseph Kahlil, Mary Katayama, Zanele Muholi, Kemang Wa Lehulere.
Sono interessati al rapporto con lo spazio sia architettonico che sociale artisti già affermati sulla scena internazionale come Dominique Gonzalez Foerster, Lee Bul, Tomás Saraceno, Hito Steyerl e Dahn Vo, mentre la generazione post-internet è rappresentata da artisti delle ultime generazioni come Antoine Catala, Ian Cheng, Alex Da Corte, Ed Atkins, Jon Rafman e Avery Singer.

FOTOGRAFIA E SUONO
Gli artisti che si esprimono prevalentemente attraverso la fotografia sono Cyprien Gaillard, Gauri Gill, Martine Gutierrez e Frida Orupabo, mentre Stan Douglas, Christian Marclay e Apichatpong Weerasethakul prediligono il video per i loro complessi storytelling. La pittura è rappresentata da Michael Armitage, Njideka Akunyili Crosby, Nicole Eisenman, Julie Mehretu, Ad Minoliti, Jill Mulleady, Ulrike Müller, George Condo ed Henry Taylor. Sia Tarek Atoui che Ryoji Ikeda lavorano col suono, seppur in maniera opposta: Atoui costruisce strumenti arcaici, mentre Ikeda è uno dei massimi compositori di computer music. Anicka Yilavora sul rapporto tra arte, scienza e gastronomia.
TRE OUTSIDER
Infine Rugoff ha invitato tre outsider: i due fotoreporter Soham Gupta e Anthony Hernandez e il lama Khyentse Norbu, che racconta con la cinepresa la vita del suo Paese d’origine: il Buthan. Una voce da uno degli stati più isolati (e felici) del mondo per raccontare i tempi “interessanti” che stiamo vivendo.

TOUR TRA I PADIGLIONI ESTERI E LE SEDI DELLA BIENNALE DI VENEZIA >
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