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Architetto e Urbanista Luigi Canonica nato oggi

09/03/1762
Architetto e Urbanista Luigi Canonica nato oggi

Luigi Canonica (Tesserete-Ticino (Svizzera), 9 marzo 1762 – Milano, 7 febbraio 1844) è stato un architetto e urbanista svizzero attivo prevalentemente a Milano e in Lombardia.

Busto di Luigi Canonica, al Palazzo di Brera, Milano

Architetto nazionale della Repubblica Cisalpina, poi architetto reale durante il Regno d'Italia e autore, tra l'altro, del Foro Buonaparte e dell'Arena di Milano. Fu uno dei principali esponenti del movimento neoclassico italiano, insieme ai romanì Valadier e Canina e ai lombardì Piermarini, Cagnola, Cantoni e Moraglia.

Nacque nel 1764 nell'attuale comune di Capriasca, nel Canton Ticino (a Roveredo o Tesserete: due diverse lapidi ne rivendicano la casa natale) figlio di Pietro Canonica, medico laureato all'Università di Pavia e di Maria Antonia Porta, entrambi originari di Roveredo Capriasca. Ebbe cinque fratelli e quattro sorelle. Il vero nome era Cristoforo Maria Aloisio, ma venne chiamato solo con il terzo: in latino Aloisio, cioè Luigi.

Trasferitosi giovanissimo a Milano per intraprendere gli studi di lettere, preferì assai presto l'Accademia di Brera, dove seguì gli studi di architettura e divenne allievo del Piermarini: questi ne intuì le doti e lo ammise nella propria cerchia.

Nota: il termine origine, non indica la residenza ma unicamente il luogo d'origine della stirpe familiare. Di regola nei comuni di origine, molti dei cognomi sono anche dei patrizi, cioè antichi possessori di terreni di genere diverso.


Opere di rilievo:

Foro Buonaparte

Ma la principale questione legata al rinnovamento di Milano era urbanistica e riguardava, in particolare, l'ampia area del castello: con decreto del 23 giugno 1800 Napoleone ne ordinò la totale demolizione (realizzata solo in parte dal 1801, per le torri laterali e in toto per i bastioni spagnoli, esterni al palazzo sforzesco, di fronte alla popolazione esultante). Per la sistemazione della vasta area attorno al sopravvissuto nucleo sforzesco vennero presentati, nel 1801, due documenti fondamentali: una pianta planimetrica della città di Milano, incisa dal Cagnani, con indicato il progetto di Foro Buonaparte dell'Antolini, nonché un piano Antolini, opera del medesimo architetto, che può essere considerato il primo piano regolatore di Milano.

Il progetto dell'Antolini prevedeva il rimaneggiamento del castello in forme vistosamente neo-classiche, con un atrio a dodici colonne e circondato, oltre che da una piazza circolare di circa 570 metri di diametro, da una sterminata serie di edifici pubblici di forme monumentali (le Terme, il Pantheon, il Museo Nazionale, la Borsa, il Teatro, la Dogana), collegati da portici sui quali si sarebbero aperti magazzini, negozi ed edifici privati. Esso venne respinto da Napoleone, il 13 luglio dello stesso anno, perché troppo costoso e, in effetti, sproporzionato ad una città di circa 120 000 abitanti.

Venne quindi ripreso in considerazione il progetto del Canonica, che limitava l'intervento ad un grande piazzale da sistemarsi di fronte al Castello, verso la città, di costo assai più contenuto. Esso era, inizialmente, intitolato "Città Buonaparte", ma assunse il titolo del progetto sconfitto e viene, ancor oggi, ricordato con il nome antoliniano di Foro Buonaparte. Il progetto venne ripresentato nel 1803 e realizzato tra il 1803 e il 1807: Canonica realizzò un pubblico passeggio, con viali alberati (poi abbattuti dagli austriaci dopo le cinque giornate e risistemati, dal 1864, dall'architetto Nazari).

L'Arena Civica

La realizzazione del ‘Foro Buonaparte' ridotto, aveva lasciata irrisolta la questione del grande spazio vuoto sull'area retrostante il Castello, opposta alla città. Vi si mise mano nel 1805. Cagnola disegnò l'Arco della Pace, mentre Canonica venne incaricato del disegno di un grande edificio per le feste, gli spettacoli e le celebrazioni. Nacque così, nel 1805, il progettò dell'Arena Civica, l'opera maggiore che Canonica ha lasciato nel capoluogo lombardo: si tratta di un anfiteatro, di impronta neoclassica sin nella morfologia.
Canonica lo disegnò ispirandosi al Circo di Massenzio, situato fuori di Roma, sulla Via Appia vicino alla basilica di San Sebastiano fuori le mura, forse il meglio conservato degli antichi circhi romani. Ha forma di ellisse, con lunghezza 240 metri e larghezza 120 metri e poteva contenere sino a 30 000 spettatori. Particolare imponenza ebbero il Pulvinare, ovvero il palco ove sedeva il monarca e la porta principale.
Fu incominciata nel 1805 e alla sua costruzione si impiegarono le pietre rivenienti dalla demolizione delle fortificazioni spagnole del castello e gli avanzi del castello di Trezzo sull'Adda, cosicché essa venne realizzata tutta in pietra viva. Venne inaugurato il 17 dicembre 1807 con una grande naumachia, alla presenza di Napoleone.

Il piano dei rettifili

Il 9 gennaio 1807 venne istituita una Commissione d'Ornato per redigere il Piano Generale di Milano e controllare l'edilizia pubblica e privata delle diverse zone di Milano. Essa portò un contributo memorabile alla storia urbanistica italiana, con il famoso Piano dei Rettifili: si trattava di rettificare i percorsi principali milanesi (piuttosto irregolari come in tutte le città medievali), in base ad una moderna estetica della regolarità (o razionalista ante-litteram), recuperando il tempo perduto nei tre secoli precedenti in cui a Milano non aveva seduto alcun potere politico indipendente.

Anche in questo caso veniva ripresa una precedente proposta del rivoluzionario Antolini. E anche in questo caso l'Antolini dovette soccombere a favore dei suoi, più parchi e meglio introdotti, colleghi: il successivo 23 settembre la commissione approvò un progetto elaborato dai suoi stessi membri. Il Canonica (Porta Vercellina e Porta Comasina), il Cagnola (Porta Romana, Porta Lodovica e Porta Vigentina), l'Albertolli (Porta Nuova), il Landriani (Porta Orientale e Porta Tosa) e lo Zanoja (Porta Ticinese o Marengo).

Il parco di Monza

Poco dopo l'incoronazione di Napoleone a Re d'Italia, il 26 maggio 1805 in Duomo, il 14 settembre, il nuovo viceré Eugenio emise un decreto imperiale per la costruzione, accanto alla Villa Reale di Monza e agli esistenti giardini, di un immenso parco con lo scopo di farne una tenuta modello e una riserva di caccia. Si trattava di un'opera immensa, su una superficie via via cresciuta sino ad oltre otto chilometri quadrati, con un recinto lungo quattordici chilometri.

I lavori vennero affidati proprio al Luigi Canonica, un po' perché ‘architetto di stato', un po' poiché già vi aveva realizzato, nel 1802 il teatrino di corte. Avviati nel 1806, essi vennero terminati già nel 1808. Canonica (assistito dall'ingegnere Tazzini e dal capogiardiniere Luigi Villoresi), estese l'area verde del complesso, sino ad oltre 700 ettari, incorporando ville settecentesche con i loro giardini (dei conti Durini e dei Gallarati Scotti), cascine, mulini, una vasta area boschiva e un ampio tratto del Lambro. All'interno vennero organizzate tenute agricole modello, approvvigionate d'acqua, destinate alla sperimentazione agricola e d'allevamento. Organizzando, però un vasto sistema di rettilinei (un asse principale Nord-Sud detto ‘viale Mirabello', più una rete di viali secondari a distribuire i percorsi in tutto il parco) che mettevano in comunicazione i punti principali, formando delle vedute prospettiche dette ‘cannocchiali', oltre ad una serie di gradevoli punti di vista. All'interno del parco, Canonica realizzò il Ponte delle Catene sul fiume Lambro, alcune cascine e risistemò le settecentesche ville il Mirabello e il Mirabellino, già dei conti Durini.

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